Il mondo, già riunito per la pandemia in atto, si racchiude anche in un nostalgico lutto per la perdita del grande maestro Ennio Morricone.

La sua storia come musicista di banda comincia da giovane, ma sono gli anni ’60 a segnare l’ascesa del successo, diventando, nel 1961, il più giovane maestro a dirigere l’orchestra del Giugno della Canzone Napoletana – importante rassegna festival del tempo. A seguire, nel 1964, si forma un importante sodalizio, con il compagno delle elementari, Sergio Leone, attraverso l’uscita del primo film western “Per un pugno di dollari”. Pellicola che segna l’inizio di un connubio creativo del genere spaghetti-western e colonne sonore altamente espressive…. Ricordiamo gli sguardi penetranti dei protagonisti, degli occhi di ghiaccio di Clint Eastwood, incorniciati da note decise e innovative rispetto al tempo, tipica rappresentazione nel film “Il buono, il brutto, il cattivo” (1966).

Si distingue per la capacità di racchiudere nelle sue composizioni musica, arte e storia, si conferma così “maestro” della musica leggera ma soprattutto per l’applicazione delle note sonore al cinema. Non si conosce bene il motivo, ma si apprezza immediatamente quando un film è accompagnato dalle sue colonne sonore senza nemmeno dover leggere i titoli di testa o coda. Forse questo perché il maestro insisteva molto sul descrivere una scena attraverso la musica, senza bisogno di aggiungere parole o descrizioni.

Nel libro “Inseguendo quel suono” di Ennio Morricone – Alessandro De Rosa, il regista Giuliano Montaldo, spiega questo concetto: “…Normalmente in un film si ascoltano in modo cosciente due pezzi: quello sui titoli di testa e quello sui titoli di coda, se non si va via prima dalla sala. […]. Se vuole dedicare una sequenza a Ennio e alla sua musica, il regista deve creare uno spazio dove possa esprimersi. Se per esempio nel film c’è un uomo che va a riflettere in un parco sarà proprio la musica a esprimere ciò che sta pensando. Non servono parole né troppi suoni. Questo me lo insegnò Ennio”.

Lascia un grande contributo artistico  e culturale, che si identifica attraverso gli innumerevoli premi (tra Oscar, Golden Globe, BAFTA, David di Donatello e Nastro D’Argento) e riconoscimenti ricevuti durante tutta la sua carriera.

Indelebile sarà la sua memoria, unicità espressa fino alle fine con il necrologio scritto da solo e le parole semplici cariche d’amore per la moglie, la famiglia e gli amici.

Ciao Ennio e grazie per il tuo contributo !

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