La parola “ecofriendly” ha una diffusione esponenziale intorno al mondo, qualche articolo fa abbiamo chiarito la sua definizione e il suo corretto utilizzo. Nel testo “Quando si è diffuso il termine “eco”? Consigli d’uso” , anticipavamo come una massiva attività di comunicazione ha permesso di associare questo termine a prodotti che, nelle loro caratteristiche, non rispondono tanto all’approccio friendly.

Nel dettaglio, scegliere di apporre il prefisso “eco” deve richiamare dei tratti distintivi che diventano unigeniti per ogni tipo di prodotto e che devono rispondere ai seguenti requisiti:

  • composizione con materiali biodegradabili
  • realizzazione con processi di minor impatto ambientale
  • distribuzione con mezzi che rispettino l’ambiente
  • conformità alle regolamentazioni nazionali ed internazionali
  • confezionamento con packaging altrettanto ecosostenibili (opzionale)

Scegliere un materiale “eco” conduce ad un insieme di attività che riguardano tutti gli aspetti che lo compongono e circondano nel suo ambiente sia direttamente che indirettamente. Ciò si traduce in una necessità di creare un progetto dettagliato, totalmente direzionato verso un orientamento eco-sostenibile.

Ma non tutti i prodotti che portano il nome con il prefisso “eco” sono davvero “friendly”.

 Analizziamo nel dettaglio un confronto a cui noi, del team Humane Hide, teniamo particolarmente:

finta pelle, erroneamente chiamata “ecopelle”:

  • un materiale sintetico di origine polimerica
  • non biodegradabile
  • tendente al deterioramento nel tempo
  • proveniente da industrie ad elevato impatto ambientale.

vs

 vera pelle:

  • materiale naturale proveniente da uno scarto dell’industria alimentare
  • biodegradabile
  • non si deteriora nel tempo
  • le industrie migliorano in maniera esponenziale i valori di impatto ambientale
  • settore di provenienza ad elevato progresso tecnologico nonostante l’origine storica del materiale.
  • Il termine ecopelle può essere giustamente associato per indicare: cuoio ottenuto secondo processi eco-sostenibili che rispondono a requisiti previsti dalla norma UNI 11427:2011.

Un approccio “friendly” deve partire da una forte consapevolezza e conoscenze dei materiali, dei loro requisiti, delle tecniche di produzione e di tutti gli effetti che hanno sui processi e sui mercati, nonché sull’ambiente, tematica imprescindibile in questo momento. Quindi, come già anticipato, si rende indispensabile formare un team che si dedichi al perseguimento di questa tematica per la sua applicabilità al prodotto che si vuole lanciare con il termine “eco”.

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