UNIC e le organizzazioni sindacali hanno ufficialmente aperto a Milano i negoziati per il rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro (CCNL) nel settore conciario, scaduto lo scorso 31 ottobre.

Al tavolo, le parti sociali hanno chiesto aumento salariale, potenziamento degli osservatori nazionale e distrettuali, l’avvio dell’assistenza sanitaria e trattamenti di miglior favore in tema di congedi, permessi, malattia e orario di lavoro.
 

Dal canto suo, UNIC – che rappresenta un settore da 1.200 imprese, oltre 17 mila addetti e un fatturato annuale di circa 4,5 miliardi, ha descritto il difficile quadro economico dell’industria conciaria, dal quale non si può prescindere per il rinnovo CCNL.

Sia in Italia che a livello mondiale la produzione annuale è calata a due cifre. Inoltre, la concorrenza da parte di prodotti alternativi è agguerrita e favorita da pratiche commerciali sleali (definizioni ingannevoli e falsi claim di sostenibilità). Negli ultimi tempi, gli attacchi al settore della pelle hanno generato un effetto di “demonizzazione” del materiale, incoraggiandone la sostituzione con prodotti sintetici derivati del petrolio.

Nonostante il quadro negativo, conclude UNIC, l’industria conciaria italiana è riuscita a mantenere la leadership internazionale, con oltre il 50% del fatturato settoriale generato da aziende certificate e grazie ai risultati dei Report di Sostenibilità elaborati da 17 anni in un’ottica di totale trasparenza.