Il braccio armato degli Usa e del suo presidente Donald Trump. Possono essere soprannominati così Linden e Neal Blue, i due fratelli ultraottantenni padri del drone Predator MQ-9 Reaper che ha ucciso il generale iraniano Qasem Soleimani.

Paragonabili a Yuri Orlov, protagonista del film “Lord of War”, Linden e Neal Blue, oltre a far parte della classifica dei miliardari di Forbes con un patrimonio stimato di 4,1 miliardi di dollari, sono i proprietari di General Atomics, l’azienda con sede a San Diego che, tra le tante cose, sviluppa velivoli senza piloti, come appunto la serie Predator, sistemi e sensori laser per gli aerei e soluzioni energetiche basate sull’energia nucleare o altre fonti di energia come biocarburanti.

General Atomics: i droni e i rapporti con l’esercito Usa

Neal Blue controlla una quota dell’80% di General Atomics ed è il ceo e il presidente. Linden invece ricopre la carica di vicepresidente e detiene la restante quota del 20%.

La General Atomics però non è una creazione dei fratelli Blue, bensì una loro scommessa (vinta). Infatti, dopo l’esperienza come piloti dell’aeronautica militare Usa e diversi affari commerciali, Linden e Neal Blue hanno acquistato la General Atomics nel 1986 per 60 milioni di dollari. 

Una cifra non paragonabile al reale valore odierno dell’azienda, anche in virtù del fatto che è una delle principali fornitrici di tecnologie del Dipartimento della Difesa americana e della Cia. Per fare un esempio, un esemplare drone Predator MQ-9 Reaper, una delle armi più utilizzate e richieste dal Pentagono (pesa 1,5 tonnellate, viene pilotato a distanza di continenti ed è dotato di missili) costa 16 milioni di dollari.

I droni da soli generano vendite da 2,1 miliardi di dollari l’anno su un totale stimato per General Atomics di 2,7 miliardi di euro, quindi quasi l’80%. Donald Trump appare un estimatore di questa tipologia di armamenti: in tre anni ha autorizzato quasi 260 missioni con droni. 

Il suo predecessore Barack Obama circa 500 in otto anni.