Il 2020 in arrivo non marcherà solo l’inizio di un nuovo anno, ma anche (o soprattutto?) la fine di una decade. Anni, quelli che dal 2010 ci hanno condotto al termine di questo 2019, durante i quali abbiamo assistito a eventi dalla portata a dir poco rivoluzionaria. Nell’arco di (quasi) un decennio, infatti, i social media hanno (s)travolto la nostra visione del mondo, la questione ambientale è diventata sempre più incalzante, la situazione politica globale sempre più incerta e la coscienza femminista sempre più accesa. E la moda, da specchio della società quale da sempre è, non ha fatto altro che riflettere accuratamente e acutamente lo spirito dei tempi, plasmando il gusto collettivo sulla base dei nuovi linguaggi dei media e dei nuovi messaggi della politica e della società. Nella decade 2010-2019, il nostro shopping si è spostato online e si è fatto più conscio; i vestiti che indossiamo sono diventati più green e politicamente impegnati; le nostre gonne si sono allungate e le nostre borse rimpicciolite; lo streetwear ha abbandonato le periferie e l’athleisure le palestre per approdare sulle strade; le sneakers hanno soppiantato i tacchi a spillo e le felpe i tricot. In sostanza, se da un lato siamo diventati più pigri, concedendoci il lusso di uscire di casa in tuta e farci consegnare gli acquisti comodamente a domicilio, dall’altro siamo diventati più attivi, manifestando per le cause che ci interessano e denunciandole (anche) a colpi di hashtag e slogan impressi sulle T-shirt di cotone.

La cintura con doppia G di Gucci è tra gli accessori moda che hanno marcato il 2019 –

Ma come ogni periodo storico che si rispetti, anche questo decennio di moda sarà ricordato per i suoi oggetti icona. Capi e accessori che hanno invaso le passerelle prima e le strade poi, trasformandosi nell’emblema del gusto (e) delle persone che lo hanno vissuto e che Lyst, motore di ricerca dedicato al mondo della moda, ha analizzato e raccolto nel suo ultimo report Decade in Fashion. Vi ricordate, ad esempio, il foulard con i teschi di McQueen di cui nessuno sembrava poter fare a meno nel 2010? O le scarpe glitterate à la Dorothy di Miu Miu ai piedi di tutte le fashioniste nel 2011? Le sneakers con zeppa in suède di Isabel Marant del 2012 o la felpa di Bambi firmata Givenchy by Riccardo Tisci del 2013? E ancora le Fusion di Dior by Raf Simons che nel 2014 sdoganarono le scarpe da ginnastica come scarpe moda o le Princetown con pelliccia di Gucci, che nel 2015 inaugurarono l’era (e la fortuna) di Alessandro Michele, alla guida della maison fiorentina?

La mini bag Chiquito di Jacquemus –

Più di recente, sembrano ormai lontani(ssimi) i tempi in cui, nel 2017, Demna Gvasalia ci convinse a indossare una maglietta gialla di DHL griffata Vetements o, nel 2018, un paio di sneakers dalla suola ciclopica come le sue Triple S per Balenciaga. E la moda del 2019? Sempre secondo Lyst, dei 12 mesi appena trascorsi ricorderemo i sandali Stretch dai listini sottili di Bottega Veneta, vessillo dal nuovo corso della maison guidato da Daniel Lee (trionfatore delle categorie best designer, best designer womenswear, best designer accessori e best brand agli ultimi Fashion Awards), la mini bag Chiquito di Jacquemus, l’enfant prodige della moda francese che proprio quest’anno ha celebrato i suoi primi 10 anni attività e poi lei, la cintura di Gucci con la doppia G satinata, che ha valicato i confini del fashion system per diventare virale e quindi eterna. 2020: non ci deludere.