Il Tema ha tenuto banco per tutta l’estate.Si è osservato l’avvicinamento all’area pelle della guerra commerciale tra USA e Cina giorno per giorno, tra i timori incrociati delle rispettive associazioni di categoria e i dubbi sulle ripercussioni su scala globale. Da un lato ci sono gli States, che ora applicano nuove imposte sull’import di prodotti finiti in pelle (quasi tutti, ad eccezione della calzatura, in estrema sintesi) dalla Repubblica popolare. Dall’altro Pechino, che si è sin da subito detta pronta a reagire con dazi sull’import di una serie di beni made in US, tra cui la materia prima conciaria. USHSLA, l’associazione dei trader di Washington, ha a lungo tremato: la Cina riceve il 50% dell’export a stelle e strisce, una chiusura del canale determinerebbe il crollo del settore. Bene , al momento i trader possono tirare un sospiro di sollievo. Come comunica la stessa USHSLA, i dazi cinesi, in prima battuta paventati al 25%, sono in realtà compresi nella forbice del 5-10%. Tenuto conto che molti articoli della materia prima conciaria sono già sottoposti ad un dazio del 5%, USHSLA non teme più effetti catastrofici per il suo business in Cina : “L’impatto sarà minimo” , comunica l’associazione . 

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