“Cina e Stati Uniti sono probabilmente la principale fonte di rischio per gli investimenti , ma non i più esposti. Negli anni successivi alla crisi finanziaria del 2008-2009 , una grande quantità di capitale si è spostata verso la relativa sicurezza offerta dal dollaro USA e dai mercati statunitensi. In tempi più recenti, l’aumento dei tassi di interesse e dei rendimenti dei Treasury hanno mantenuto vivi quei flussi, nonostante la forza del dollaro e il perdurare del deficit gemello” . L’analisi di Brad Tank , chief investment officer – fixed income di Neuberger Berman .

Autosufficienza. Gli Stati Uniti continuano ad attrarre capitali, pur trovandosi al centro del più forte rischio per gli investimenti di quest’anno: la guerra commerciale con la Cina. Entrambi i Paesi sono abbastanza grandi, in termini di estensione geografica e base di consumatori, da poter essere autosufficienti. La Cina ha dichiarato di essere pronta ad affrontare difficoltà nel breve termine pur di realizzare i propri obiettivi nel lungo termine .

Quanto agli Stati Uniti , sebbene non immuni ai dazi e alle incertezze commerciali, come hanno evidenziato la settimana scorsa l’aumento del disavanzo commerciale e il passaggio del settore manifatturiero nella fascia di contrazione , in linea con la flessione globale, le dimensioni del Paese e la sua quasi totale autarchia limitano l’impatto di simili fattori .

Al contrario , il danno viene avvertito nelle economie di medie dimensioni che si basano sulle esportazioni del settore manifatturiero. Ci riferiamo all’Europa e in particolare alla Germania, che negli ultimi vent’anni ne ha trainato la crescita , nonchè al mondo emergente .

La contrazione nella manifattura viene avvertita anche dalle Multinazionali che operano nei paesi sviluppati e in quelli in via di sviluppo . Come Ralph Lauren , che ha avuto un ribasso delle vendite del 29% nel titolo azionario della società dopo aver dichiarato di aver ridotto l’utilizzo di prodotti fabbricati in Cina dal 33% al 25% nel Luglio di quest’anno .

Una cura peggiore della malattia . Nel primo trimestre 2019 , i mercato emergenti hanno attraversato un breve rally , dovuto in buona parte alla svolta accomodante della Federal Reserve e alle aspettative di una svalutazione del dollaro . La Corea del Sud e l’Asia hanno dovuto sostenere un urto enorme in questa guerra commerciale, facendo fronte ad un’inflazione complessiva scesa quasi a zero ed il PIL rallentato nel secondo trimestre . Nel Medio Oriente e in Russia , il calo del prezzo del petrolio sotto i 60 dollari è stato una chiara conseguenza, come in America Latina dove ci sono state tante difficoltà politiche per i nuovi regimi insediati .

Per ora la disputa non pare destinata a risolversi , con i molti temi sul tavolo da risolvere , alcuni molto problematici come la proprietà intellettuale e la sicurezza nazionale .

La domanda è : quanto ancora deve rallentare la crescita statunitense e quanto devono scendere i tassi USA per invertire una simile tendenza ? E , una volta scesi a quei livelli , una recessione globale e generalizzata sarà capace di trasformare ed invertire questi danni collaterali ?